"riuniamoci insieme per vivere una vita raccolta e fare del bene"

Lettera in preparazione alla settimana Santa

Madre Vincenza ha scritto una lettera a tutte le sorelle  in preparazione alla settimana Santa.

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Carissime sorelle,

stiamo per entrare nel cuore delle celebrazioni pasquali e quest’anno le vivremo certamente in modo del tutto diverso e particolare, ma nulla può soffocare e annullare la misteriosa preziosità di questo tempo che, seppure avvolto da un sudario di morte e dolore, è destinato ad essere inondato di Luce e di Vita.

Tempo santo che ci chiede di dare consapevolezza sempre più profonda alla nostra fede, di scavare nell’intimo del nostro essere, per scoprire, con rinnovato stupore e adesione, l’essenza principe della nostra chiamata: essere in Cristo offerta pura e santa al Dio vivente.

“La Settimana Santa dispiega, a uno a uno, i giorni del nostro destino; ci vengono incontro lentamente, ognuno generoso di segni, di simboli, di luce. La cosa più bella da fare per viverli bene è stare accanto alla santità profondissima delle lacrime, presso le infinite croci del mondo dove Cristo è ancora crocifisso nei suoi fratelli. Stare accanto, con un gesto di cura, una battaglia per la giustizia, una speranza silenziosa e testarda come il battito del cuore, una lacrima raccolta da un volto” (P. Ermes Ronchi).

Attingiamo alla grazia risanatrice della passione del nostro Sposo stringendoci in modo ancora più forte a Lui seguendo passo per passo le Parole sante custodite nei Vangeli. Non lasciamocene sfuggire neppure una perchè da esse si sprigiona quella potenza che scalda e fa ardere il cuore, capace di risollevarci da tristezze, fallimenti, povertà, delusioni e paure.

In questi giorni così pesanti possa sbocciare dalla nostra carne il frutto della vera compassione e della vera tenerezza, unguenti preziosi per curare il mondo.

Nelle indicazioni che Papa Francesco ha rivolto a tutti noi nella settimana santa dell’anno scorso troviamo una sintesi che ci aiuta ad introdurci in questo tempo “altro” con uno sguardo acuto e un cuore attento, le riporto così che ciascuna possa camminare con Cristo per immergersi nella Luce sfolgorante della Resurrezione.

1) Guardiamo il Crocifisso: Domenica delle Palme 

“Chiese Pilato: «Ma allora, che farò di Gesù, chiamato il Cristo?». Tutti risposero: «Sia crocifisso!»” (Mt 27,22).

Inizia la grande settimana. La vivremo a tu per tu con il più sconvolgente e destabilizzante mistero di Dio: il suo dono totale, la sua morte, il suo silenzio, la sua risurrezione.

«Può sembrarci tanto distante il modo di agire di Dio che si è annientato per noi, mentre a noi pare difficile persino dimenticarci un poco di noi. Egli viene a salvarci; siamo chiamati a scegliere la sua via: la via del servizio, del dono, della dimenticanza di sé. Possiamo incamminarci su questa via soffermandoci in questi giorni a guardare il Crocifisso, è la “cattedra di Dio”».

2) Il profumo del dono: Lunedì santo

“Tutta la casa si riempì dell’aroma di quel profumo [di puro nardo]” (Gv 12,3).

Lasciamolo entrare nella nostra casa. Lasciamo che la nostra vita sia invasa dall’irrefrenabile profumo del dono. L’amore immenso e gratuito di Dio si fa carne, si lascia contemplare sulla croce in tutta la sua sconvolgente e folle radicalità.

3) Abbandoniamoci a Gesù: Martedì santo

“Uno di voi mi tradirà” (Gv 13,21).

Prima o poi capita a tutti. Crediamo di essere pronti a dare la vita, ma poi la paura di perdere qualcosa di importante ci blocca… Oggi, accontentiamoci di chinare il capo sul petto di Gesù, di mangiare con lui lo stesso pane, di vivere tempi di preziosa intimità.

Questo, e solo questo, ci renderà forti e liberi nel momento del dono.

4) Quanto vale Dio per me? Mercoledì santo

“Quanto volete darmi perché io ve lo consegni?” (Mt 26,15).

Siamo alla vigilia del Triduo pasquale. Prima di celebrare la Pasqua dobbiamo, con coraggio, fermarci e chiederci: Quanto vale Dio per me? Che posto e che valore occupa nella mia vita? Solo così potremo scoprire se siamo davvero capaci di stare sotto la croce, se preferiamo guardare tutto da lontano o se scegliamo di sostituire il Vangelo con il migliore offerente.

5) Un amore senza limiti: diciamo “grazie”: Giovedì santo

“Voi mi chiamate il Maestro e il Signore, e dite bene, perché lo sono. Vi ho dato un esempio, infatti, perché anche voi facciate come io ho fatto a voi” (Gv 13,13.15).

Sostiamo in silenzio alcuni istanti, all’altare della reposizione. Ringraziamo il Signore per la sua presenza nella nostra vita, per i doni che gratuitamente ci fa. Ripetiamo nel cuore: «Grazie, Signore, per…».

«Gesù ci ha amato. Gesù ci ama  senza limiti, sempre, sino alla fine. L’amore di Gesù per noi non ha limiti: sempre di più, sempre di più. Non si stanca di amare. Ama tutti noi, al punto da dare la vita per noi».

6) La croce che “cambia” la preghiera: Venerdì santo

“E io, quando sarò innalzato da terra, attirerò tutti a me” (Gv 12,32).

La croce che Gesù ha vissuto ci raggiunge e ci interpella con il suo carico scomodo di povertà, gratuità e radicalità. Dalla croce Dio non si è liberato, non è sceso da quel legno di morte. Questo sovverte la nostra fede assetata di onnipotenza e chiede alla nostra preghiera – fatta di richieste continue di salute, di benessere, di quiete, di sicurezza – una profonda conversione.

«Gesù proprio qui, all’apice dell’annientamento rivela il volto vero di Dio, che è misericordia. (…) Se è abissale il mistero del male, infinita è la realtà dell’Amore che lo ha attraversato».

7) Scoprire la semplicità di Dio: Sabato santo

“Resero allora il corpo di Gesù e lo avvolsero con teli, insieme ad aromi, come usano fare i Giudei per preparare la sepoltura” (Gv 19,40).

Dov’è Dio? Ce lo chiediamo tutte le volte in cui le cose sembrano ingiuste, in cui il dolore colpisce gli innocenti. Dov’è Dio? La vita sembra essere stata sconfitta dalla morte e il male sembra aver avuto l’ultima parola. Per questo dobbiamo, con coraggio, fermarci davanti al sepolcro. Perché lì c’è la risposta alle nostre domande. Dio abita la morte, il dolore, il non-senso, il silenzio, affinché tutto, in lui e con lui, possa risorgere.

«Lo stile di Dio è la semplicità inutile cercarlo nello spettacolo mondano. Anche nella nostra vita egli agisce sempre nell’umiltà, nel silenzio, nelle cose piccole».

8) A chi ha perso la speranza: Domenica di Pasqua

“Maria di Magdala si recò al sepolcro di mattino, quando era ancora buio, e vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro” (Gv 20,1).

A quanti nelle nostre società hanno perso ogni speranza e gusto di vivere, agli anziani sopraffatti che nella solitudine sentono venire meno le forze, ai giovani a cui sembra mancare il futuro, a tutti rivolgo ancora una volta le parole del Risorto: “Ecco, io faccio nuove tutte le cose… A colui che ha sete darò gratuitamente acqua dalla fonte della vita” (Ap 21,5-6)».

 

Cristo, nostra Pasqua è risorto, rallegriamoci ed esultiamo, alleluia!!!

Buona Pasqua!