"riuniamoci insieme per vivere una vita raccolta e fare del bene"

Quaresima 2019

«Non di solo pane vivrà l’uomo ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio »

 

Ave Maria!

Lettera circolare n.3/2019

Carissime sorelle,

il ritmo con cui l’anno liturgico ci accompagna e ci guida è sempre fonte di stupore e di fascino. Prendendoci per mano, sta ora per spalancarci il grande portale dei 40 giorni sacri della quaresima per avvolgerci e immergerci in quella novità di vita inaugurata da Cristo che è salvezza.

Il nostro tempo è riempito da Lui, dalla sua grazia. Esultiamo di gioia!!!

Con Lui questi giorni diventano:

  • un tempo di profondo ascolto della sua Parola;
  • un tempo che ci avvolge di silenzio e di solitudine per fare spazio in noi al “Grande e dolce Iddio”;
  • un “tempo forte”, di lotta spirituale, per scegliere ciò che è vita nello Spirito Santo e smascherare ciò che contiene il male e la morte;
  • un cammino di autenticità per riappropriarci della nostra libertà interiore e confermare la nostra appartenenza al Signore;
  • un tempo donato per concentrare la mente, le forze e il cuore verso quel punto luminosissimo che è la Pasqua di Gesù, segno del suo Amore.

Le nostre relazioni vissute in castità, povertà e obbedienza

Il Vangelo della I domenica di Quaresima è il brano delle tentazioni di Gesù quest’anno lo leggiamo nella versione presentata dall’evangelista Luca. Attraverso questa pagina noi veniamo ad imparare da Gesù come relazionarci:

  • con i nostri bisogni,
  • con i fratelli,
  • e con Dio

secondo uno stile di vita che possiamo definire:

  • casto, povero e obbediente.

Gesù al Giordano intraprende una strada precisa, quella di farsi fratello dell’uomo ferito, limitato, bisognoso. Entra nell’abisso della nostra morte e del nostro peccato per far sorgere dalle acque un’umanità nuova: Figlia di Dio. La scelta di Gesù è confermata dalla voce del Padre. Si tratta di una scelta buona. Lo Spirito che si è posato su di Lui subito lo conduce nel deserto ed Egli entra in quel luogo di silenzio e di ascolto, che è anche luogo di prova e di tentazione. Infatti è “nel deserto che un uomo sa quanto vale" (cfr. A. de Saint-Exupéry), quali sono i suoi ideali, le sue risorse interiori.

Nel deserto Gesù è posto di fronte alla scelta dei possibili modi per realizzare la Sua missione di Messia: come la attuerà? Con quale stile realizzerà la sua vocazione? Come continuerà a essere in ascolto di Dio, il Padre che lo ha generato? Come si opporrà a tutto ciò che contraddice la volontà divina? Come declinerà la sua figliolanza divina? Sarà servo o padrone? Dominatore o fratello? Sfruttatore o custode? Rapace o generoso? Riconoscente o pretenzioso? Obbediente od oppositore?

Sappiamo che Gesù

  • non assoggetterà la sua vita al soddisfacimento dei propri bisogni strumentalizzando in modo avido ed egoista le cose materiali,
  • rifiuterà di dominare sulle persone preferendo servirle dando la propria vita per loro,
  • si manterrà costantemente in un profondo e intimo rapporto filiale con Dio affidandosi totalmente al Suo Amore.
  • Prima tentazione: La nostra relazione con le cose

"Se tu sei Figlio di Dio, dì a questa pietra che diventi pane".

La prima tentazione è legata al Pane, immagine di tutto ciò che ci serve per vivere, segno dei nostri bisogni primari. La tentazione consiste nel mettere questi bisogni al primo posto quasi fossero gli unici.

Gesù rispondendo che l’uomo “non vive disolopane” indica che l’uomo è abitato da una fame più antica: fame di ascoltare ogni parola che esce dalla bocca di Dio e, così dicendo, pone l’accento sul primato di Dio e della sua Parola l’unica forza capace di portare l’uomo alla sua vera pienezza. L’uomo senza Dio non vive, e il pane senza la Parola non ha senso non può dare risposte sufficienti agli interrogativi dell’esistenza umana. È la Parola di Dio che dà vita al cuore, che dilata, che infiamma, che nutre il bisogno di verità, amore, libertà, bellezza, eternità racchiusi nell’uomo.

“Da chi andremo, Signore, tu solo hai parole di vita eterna”, parole che danno una vita che non muore più, che donano eternità a tutto ciò che di più bello portiamo nel cuore.

Stile di vita casto

Dio è l’amore e il Bene assoluto, prioritario e totalizzante, per Lui, il consacrato mette in secondo piano ogni cosa perché il suo “cuore” comprende di essere coinvolto in una avventura d’amore che domanda tutto. C’è un innamoramento che fa sbiadire tutto il resto; Dio diventa l’unico Amore della nostra vita, Lui solo è lo Sposo della nostra anima

Gesù è stato preciso e categorico: «Non datevi pensiero per la vostra vita, di quello che mangerete; né del vostro corpo come lo vestirete. La vita vale più del cibo e il corpo più del vestito. Guardate i corvi, non seminano e non mietono, non hanno ripostiglio né granaio e Dio li nutre. Quanto più degli uccelli voi valete» (Lc 12,22-24).

Non lasciamo che i beni della terra e le esigenze della carne dominino la nostra vita rendendo freddo il nostro cuore e smorzando la nostra tensione verso Dio.

  • Seconda tentazione: La nostra relazione con le persone

"Lo condusse in alto e, mostrandogli in un istante, tutti i regni della terra, gli disse: Ti darò tutta questa potenza e la gloria di questi regni... Se ti prostri dinanzi a me, tutto sarà tuo".

La seconda tentazione riguarda un’altra fame presente nell’uomo, quella della relazione con gli altri. Il tentatore propone a Gesù un rapporto con gli altri basato sulla sopraffazione, sull’esercitare un dominio, un potere che uccide la libertà della persona non riconoscendole alcuna dignità. Gesù non si lascia trascinare dal delirio dell’onnipotenza, dal fascino perverso del potere, sceglie di essere solidale con tutti i fratelli.

Quando l’uomo ha Dio per Signore, l’altro non è mai qualcuno da dominare o usare, l'altro non è mai una minaccia: l'altro è un fratello!

Al potere Gesù contrappone il servizio. Vivere il servizio significa vivere bene le relazioni: Gesù dice infatti "I re delle nazioni le governano, e coloro che hanno il potere su di esse si fanno chiamare benefattori. Per voi non sia così: ma chi è il più grande tra voi diventi come il più piccolo e chi governa come colui che serve" (Lc 22,25-26). "Il mio regno non è di questo mondo" (Gv 18,36).

Egli è il servo umile e mite che dice, con disarmante sicurezza: “Imparate da me che sono mite e umile di cuore”. Gesù ha chiaro che non è il potere mondano che salva il mondo, ma il potere della croce, dell’umiltà, del servizio, dell’amore gratuito. Gesù è re sulla croce. Da lì Egli regna ponendo la sua vita a servizio di tutti. Il potere di Dio è questo: servire. E dopo la risurrezione affermerà: "Mi è stato dato ogni potere in cielo e in terra" (Mt 28,18).

Stile di vita povero

Gestire le nostre relazioni non in termini di dominio, ma in termini di servizio reciproco, di promozione dell’altro, ci rende come Dio, mentre l’asservire il fratello è distruggere l’immagine divina racchiusa in lui. Non lasciamoci conquistare dalla passione del potere che è sempre forte nel nostro cuore. La povertà si configura come rinuncia al potere e come libertà dal potere.

  • Terza tentazione: La nostra relazione con Dio

"Lo condusse a Gerusalemme, lo pose sul pinnacolo del Tempio e gli disse: Se tu sei il Figlio di Dio, buttati giù... [Dio] Ai suoi angeli darà ordine per te, perché ti custodiscano"

La terza tentazione è legata al rapporto con Dio. È la fame, il bisogno di Dio. Il diavolo ha capito che Gesù si fida della Parola di Dio, si fida del solo Dio e non del potere e allora comincia a citare le Scritture, il salmo 90 il salmo della fiducia, il migliore che c’è in tutto il salterio, e gli propone di gettarsi dal pinnacolo del Tempio di Gerusalemme e farsi salvare da Dio mediante i suoi angeli, di compiere cioè qualcosa di sensazionale per mettere alla prova Dio stesso. Il tentatore chiede dunque a Gesù un gesto che obblighi Dio a venire allo scoperto.

Gesù non cede alla tentazione del prodigioso non impone la propria messianicità con l’evidenza di un gesto straordinario che costringa la gente ad aderire a lui, non piega le Scritture all’affermazione di sé.

Gesù non intende fare nulla fuori della sottomissione piena alla volontà del Padre.

"Non tenterai il Signore Dio tuo", risponde Gesù; non lo chiamerai a dar prestigio ed efficacia ai tuoi modi di successo umano, ma starai ai suoi ritmi e modi di riuscita, fidandoti di Lui anche nei momenti della prova e della contrarietà.

È atteggiamento di coraggio e di umiltà, che non vuol possedere Dio, ma semplicemente si fida.

Stile di vita obbediente

Gesù è colui che esegue perfettamente la volontà del Padre: Egli è l’obbediente per eccellenza, colui che sempre si rimette primariamente e in ogni circostanza alla Volontà di Dio. Questa Lui ricerca, a questa desidera conformarsi. Per Luca in particolare, l’atteggiamento fondamentale di Gesù è la sua assoluta docilità al Padre. Nel suo Vangelo le prime e le ultime parole di Gesù esprimono chiaramente questa volontà. Le prime parole sono: “Non sapevate che devo occuparmi delle cose del Padre mio?” (Lc 2,19) e le ultime quelle che pronuncia sulla croce: “Padre, nelle tue mani affido il mio spirito”. (Lc 23,46). Dall’inizio alla fine della sua vita, l’ispirazione e la direzione è stata sempre la volontà del Padre.

Anche per l’evangelista Giovanni, dal Prologo alla Croce, il Figlio è sempre orientato, proteso, lanciato verso il Padre: “Mio cibo è fare la volontà del Padre” (Gv 4,34).

I suoi pensieri e i suoi progetti sono i pensieri e i progetti del Padre suo. Gesù è cosciente che il modo migliore per vivere il suo rapporto spirituale con il Padre è quello di una totale obbedienza e unità con la sua volontà.

Sulla Croce si rivela pienamente il mistero dell’obbedienza del Figlio: “Quando avrete innalzato il Figlio dell’uomo allora saprete che Io Sono e non faccio nulla per me stesso, ma faccio ciò che il Padre mi ha insegnato” (Gv 8,28). Credo siano briciole di luce e di forza per capire e per trovare le motivazioni che ci mettono sulla strada dell’obbedienza.

Potenza della Parola di Dio

Le tre tentazioni di Gesù implicano tutte le prove che accompagnano la vita dell’uomo.

Gesù dà una risposta a tutte e tre attingendo dalla Parola di Dio. Egli perviene alla vittoria con la sottomissione alla Parola di Dio che egli assume e vive nel suo significato profondo.

Da Gesù impariamo la strategia con cui possiamo vincere ogni forma di tentazione. Il segreto è il rapporto vivo con la Parola di Dio. Da essa viene la proposta di una vita intesa come libertà, ma anche come capacità di dono, come oblatività. Cristo ci ha liberati per amore, ci ha liberati dagli idoli per servire il Dio vero, ci ha liberati dal ripiegamento su noi stesse, dalle logiche delle mode, dalla sovranità dell’io, per affermare il mondo nuovo della comunione e dell’incontro.

Siamo chiamate a costruire comunità evangeliche nelle quali vivere relazioni forti, mature, cementate dall’accoglienza e dal perdono reciproco; comunità fraterne, capaci di comprendere e far sentire Dio come Padre e tutti noi come figli suoi.

La Parola educa all’amore, educa a “non conformarsi alla mentalità di questo mondo” ma a trasformarci rinnovando la nostra mente “per poter discernere la volontà di Dio, ciò che è buono a Lui gradito e perfetto” (Rm 12, 2).

 

Carissime condotte dallo Spirito intraprendiamo questo luminoso cammino e…….risplenda in ciascuna la divina bellezza.

 

Un abbraccio,

vostra sorella

Suor Vincenza Di Nuzzo

Bologna, 25 febbraio 2019