"riuniamoci insieme per vivere una vita raccolta e fare del bene"

avventoluce

Lettera circolare della Superiora generale suor Vincenza Di Nuzzo, in preparazione al Santo Natale.

 

Carissime sorelle,

ecco viene a noi puntuale il tempo di Avvento che dà inizio ad     un nuovo Anno liturgico, durante il quale siamo chiamate a contemplare e celebrare con la Chiesa, tutto il Mistero di Gesù nostro Redentore, Mistero che feconda la Storia, e vuole ricostruire quella immagine divina, bella e luminosa iscritta nel nostro essere, spesso però nascosta e offuscata da troppe e tante cose.

Sappiamo infatti come sia facile allontanarsi dal Signore dando ascolto a voci insidiose, menzognere e beffarde, ma, già là nel giardino, dopo il peccato di Adamo ed Eva, Dio stesso, non trovando più la sua creatura, si è messo alla sua ricerca lanciando il suo richiamo d’amore, il suo grido misto di dolore e compassione: “Adamo dove sei”.

In Gesù, Dio si è fatto uomo mostrando questo suo “caparbio” desiderio di voler stare con noi, di voler condividere in tutto la nostra esistenza.

È sceso dal suo trono glorioso per cercare noi sue creature così lontane, ferite e umiliate e ci ha così tanto amate da dare tutto se stesso e, con quell’amore unico, profondo, totale, ha vinto la morte e ha donato la sua potenza creatrice, restaurando la nostra umanità, restituendole quella bellezza fatta di relazione, incontro, condivisione, amore, fecondità.

Di giorno in giorno consideriamo con sempre più profonda consapevolezza il disegno di Dio su di noi, che si riassume in un’unica espressione:

Egli ci ha fatti per l’incontro con Lui.

Il testo del Vangelo proposto nella celebrazione eucaristica domenicale della I domenica d’Avvento possiamo sempre considerarlo come brano che dona orientamenti preziosi che ridicono al nostro cuore, alla nostra mente, al nostro corpo la direzione, il senso, gli atteggiamenti di fondo che dobbiamo avere ora nel nostro quotidiano per prepararci all’incontro.

Quest’anno la liturgia del rito romano presenta il Vangelo di Matteo 24,37-44. Lasciamoci guidare dalle sollecitazioni in esso contenute.

 

Fare discernimento

Gesù ci riporta all’esperienza della generazione di Noè: “Come infatti ai giorni di Noè, così sarà la venuta del Figlio dell’uomo. Come infatti in quei giorni prima del diluvio mangiavano e bevevano, prendevano moglie e marito, sino al giorno in cui Noè entrò nell’arca, e non conobbero finché non venne il diluvio e portò via tutti, così sarà anche la venuta del Figlio dell’uomo.”

Ciò che si faceva ai tempi di Noè non è altro che quello che si fa in ogni tempo: si mangia, si beve, ci si sposa, sono le cose normali della vita. La generazione di Noè non è dipinta da Gesù come malvagia o empia, ma semplicemente come incosciente: “Non si accorsero di nulla” (Mt 24,39) e perì per mancanza di discernimento.

Vivevano senza profezia e senza mistero…. un quotidiano senza rivelazione … per questo non si accorsero di nulla.” (P. Ermes Ronchi)

Noè è l’uomo aperto al Mistero della Presenza di Dio, la sua vita è legata ad un ascolto obbediente e coraggioso della Sua Parola che lo ha reso costruttore dell’arca della salvezza.

Noè ha lavorato per difendere e custodire la vita di ogni essere vivente, gli altri invece non si sono accorti di nulla, sono vissuti nell’incoscienza, indifferenti e ripiegati su loro stessi.

  • Non anneghiamo la nostra vita nella banalità dei giorni, ma viviamo con cuore ed occhi aperti, in ascolto della presenza viva dello Spirito, della Parola di Dio, della vita in ogni sua manifestazione, per divenire capaci di leggere in profondità la nostra storia e rischiarare il nostro presente, mobilitando energie e forze che danno nuovo respiro al nostro sentire e al nostro agire, accogliendo le nostre responsabilità, perché il discernimento che oggi metto in atto salva il futuro.

 

Coltivare l’interiorità

Gesù racconta di due donne che lavorano, una viene presa e l’altra lasciata e così anche di due uomini che lavorano, uno viene preso e l’altro lasciato:

Tra questi due, uno solo è pronto all'incontro.

La differenza si gioca, come dice Sant’Agostino, “nell’invisibile interiorità”, nell’avere o no coltivato quel colloquio profondo e silenzioso con Colui che è il Signore della propria Vita.

E' affascinante questo intreccio tra ordinarietà e straordinarietà dell’ esistenza cristiana nella storia: all'apparenza del mondo niente di eccezionale, ma, nella realtà eterna, è sconvolgimento radicale.

  • Siamo infatti chiamati a vivere la straordinarietà della fede cristiana e l’incontro intimo con il Signore, nella tessitura di una vita del tutto comune a quella di tutti.

“Coltivare la vita interiore significa radicarsi sempre di più nell’amore, imparare ad amare, conoscere l’amore” (Enzo Bianchi).

 

Vegliare servendo

Gesù ci dice che dobbiamo vegliare

“Vegliate dunque, perché non conoscete in quale giorno il vostro Signore viene, …. siate pronti, perché, nell’ora che non pensate, il Figlio dell’uomo viene.

e ci spiega anche come deve essere questa veglia nei versetti successivi a quelli presentati dalla Liturgia :

“Chi è dunque quel servo fedele e saggio che il Signore costituì sopra i suoi familiari per dare loro a suo tempo il cibo? Beato quel servo che, venendo il suo Signore, troverà che fa così. Amen vi dico: lo costituirà su tutti i suoi beni.”

Ognuno di noi è quel servo a cui è stato dato l’incarico di servire i propri fratelli.

Vegliare significa dunque vivere con attenzione agli altri, ai loro bisogni e fatiche, alle loro parole e silenzi, alle loro gioie e dolori.

È un servizio concreto e profondamente sapiente: dando a ciascuno, al tempo opportuno, ciò che gli va dato.

Chi fa così è beato.

Questa è l’ultima beatitudine del Vangelo di Matteo e le racchiude tutte.

È la beatitudine di chi è come Gesù, il Figlio di Dio e difatti al suo ritorno il Signore gli affiderà l’amministrazione di tutti i suoi beni.

  • Diventeremo uguali a Lui nella sua gloria, perché siamo stati, qui in terra, ciò che Lui ci ha raccomandato di essere: servi che amano e danno la propria vita per i fratelli.

Carissime sorelle, accogliamo docilmente quanto il Signore Gesù ci consegna come sapienza che illumina e sostiene i nostri giorni:

"O Dio, noi ti aspettiamo, vieni.

Aspettiamo la tua salvezza, e il tuo giudizio,

aspettiamo il tuo amore e la tua pace.

Gesù ci dice: Ecco, sto alla porta e busso.

E noi diciamo: Vieni Signore Gesù. " ( D. Bonhoeffer)

Lui viene, Lui c’è.