"riuniamoci insieme per vivere una vita raccolta e fare del bene"

giulianogazzetti

Domenica 26 gennaio gli amici di Santa Clelia hanno organizzato un'incontro alle Budrie per ricordare 151° anniversario della lettera di santa Clelia. Per questa circostanza  è stato invitato il Vicario generale della Diocesi di Modena Don Giuliano Gazzetti per commentare la lettera.

 

 

 

 

 

 

 “Una memoria voglio scrivere per averla sempre in memoria

La lettera allo sposo si presenta come un vero e proprio esercizio di discernimento nel quale Clelia fa memoria dell’esperienza spirituale che ha vissuto nell’incontro reale con Cristo avvenuto durante una celebrazione eucaristica.

E i contenuti della lettera confermano, infatti, che si tratti proprio di una trascrizione o registrazione di sentimenti e pensieri che Clelia discerne e fissa nello scritto che è giunto fino a noi.

“Nel mentre che io mi trovava in chiesa a udire la Santa Messa mi sentii una ispirazione grande”.

Un esercizio di discernimento in cui Clelia ricorda una vera consolazione Spirituale nella voce che le parla e che le dice:  “coraggio nei combattimenti, sì, fatti pure coraggio che tutto andrà bene

E’ un evento eccezionale in cui Dio si comunica a Clelia e questo avviene perché “Dio è amore” e l’amore tende a comunicarsi. Infatti Clelia sente la voce di Dio: “Ah, cara la mia buona figlia tu non puoi credere quanto sia grande l’amore che ti porto, il bene straordinario che ti voglio”

Siamo di fronte all’espressione di un dono particolare vissuto da Clelia che è reso possibile dalla relazione che si instaura tra Dio (il Padre) e la persona (S. Clelia) che viene abilitata a vivere un rapporto filiale: “cara la mia buona figlia”

Santa Clelia comprende  allora ciò che Dio le sta dicendo e avverte questo amore paterno che solo chi sta nell'amore per l’amato può percepire. Inoltre l’esperienza di questo amore è l’esito di quell’atteggiamento orante che ha sempre contraddistinto la vita di Clelia ed è su questo fondamento che avviene un’intesa tra noi e Dio. Un’intesa, un capirsi con Dio, che avviene nella relazione, quando vivo la relazione, quando prego, cioè quando ho un dialogo sempre aperto.

“Oh grande Iddio, voi vedete la mia volontà che è quella di amarvi”

Clelia avverte la paternità di Dio come un’esperienza di una presenza “faccia a faccia”, perchè c'è in lei questa relazione, questo atteggiamento orante, una relazione vissuta realmente e non semplicemente pensata o astratta.

Tutto questo trova conferma nel fatto che per Clelia, come per tutta la tradizione della Chiesa, non ci può essere relazione, non ci può essere preghiera senza lo Spirito Santo.  Perchè lo Spirito Santo è il Signore della comunione, il Signore cioè che crea la relazione, che ci mette in relazione con Dio.

Così Clelia chiede l’aiuto dello Spirito del “fuoco” che accende la relazione di amore con lo sposo: “Signore, aprite il vostro cuore e buttate fuori una quantità di fiamme d’amore; e con queste fiamme accendete il mio”

 

E mentre Clelia sperimenta questo fuoco d’amore e il suo amore diventa un amore filiale ecco che avverte la volontà del Padre, c’è un capirsi con Dio che le dice: “ho la speranza di vederti santa e straordinaria”

Dio si è fatto comprensibile a Clelia, perché parla alla sua umanità, suscita dei pensieri, dei sentimenti, degli stati d'animo, 

Ecco allora che il pensiero suscitato dall’azione dello Spirito (mi sentii una ispirazione grande)  il pensiero di “mortificare la mia volontà in tutte le cose, per piacere sempre più al Signore” provoca poi questo stato d’animo: E io mi sento la volontà di farlo, ma le mie forze non ne ò bastanza grandi.

A S. Clelia Dio allora si comunica attraverso il suo pensare, il suo sentire il suo volere, il suo reagire, …  Dio sfiora e penetra l’umanità di Clelia  e lei è  in grado di registrarlo, cioè di discernere questi pensieri e questi sentimenti.

Perché nell’amore e nella comunione il nostro modo di pensare è in grado di cogliere il pensare di Dio, c’è un capirsi con Dio. E questo è reso possibile dalla comunione dall’essere in Cristo, dall’essere nel Corpo di Cristo,  nella Chiesa, perché Cristo è lo Sposo di Clelia

Evidentemente per Clelia ogni eucaristia era un “esperienza nuziale” di incontro tra lei e lo Sposo, perché ogni eucaristia è sponsale: Cristo incontra la sua sposa, la Chiesa.  E dentro questo essere membri del Corpo di Cristo si comprende  la voce del Padre che invita Clelia alla relazione confidente e a trovare pace in Lui: “Cara la mia figliola … E quando tu hai delle cose che ti disturbano fatti coraggio a confidarmelo e io con l’aiuto del Signore cercherò di chetarti”.

Maria all’annunciazione e l’esperienza di Clelia

Se avere fede è affidare il proprio cuore, cioè se stessi interamente ad una relazione con Dio allora non è difficile trovare delle similitudini tra Maria all’annunciazione e la lettera allo sposo. Infatti sia all’annunciazione, sia nella lettera c’è un atto di rinuncia alla propria volontà e ci si affida al volere di Dio. In Maria e in Clelia l'amore e la fede fanno coincidere la volontà propria con quella di Dio.   

“Oh grande Iddio, voi vedete la mia volontà che è quella di amarvi e di cercare sempre di stare lontano dalla vostra offesa”

            All’annunciazione Maria riceve una ispirazione e da questa sua adesione alle volontà di Dio è venuta la salvezza la salvezza per il genere umano: la nascita del Figlio di Dio. E questo non senza un turbamento da parte di Maria come possiamo vedere in Clelia.

L’angelo dice Maria “Avrai un figlio’. E Maria è turbata “Come? ‘Non è possibile’!”. Un sentimento analogo per Clelia di fronte alla prospettiva di aderire alla volontà di Dio: “E io mi sento la volontà di farlo, ma le mie forze non ne ò bastanza grandi”

E come Maria nel dialogo con l’angelo arriva ad accogliere la volontà di Dio su di lei, cosi similmente per Clelia: “Oh grande Iddio, voi vedete la mia volontà che è quella di amarvi e di cercare sempre di stare lontano dalla vostra offesa: ma la mia miseria è tanto grande che sempre vi offendo. E allora anche Clelia riceve una risposta al suo turbamento espresso dal suo scrupolo di poter offendere Dio: ”E quando tu hai delle cose che ti disturbano fatti coraggio a confidarmelo e io con l’aiuto del Signore cercherò di chetarti (ti darò pace)

E come per Maria abbiamo la medesima conclusione: “Ecco sono la serva del Signore” e così anche santa Clelia: “sono la tua serva Clelia Barbieri”

E come Maria lascia fare a Dio, si ritira e permette a Dio di agire in Lei e così concepisce il Figlio, diventa la Madre di Dio, così Clelia vive una sua maternità, diventa Madre Clelia e concepisce,  le sue figlie, la congregazione delle minime dell’Immacolata a cui dice “Amate Iddio

            In conclusione si può dire allora che Clelia, nella lettera allo sposo, ci partecipa di ciò che ha vissuto spiritualmente e dell’esperienza di discernimento che poi ci ha trasmesso con le sue parole. Una trascrizione dove si trovano le tipiche espressioni di un discernimento e di una consolazione spirituale frutto della relazione così forte con lo sposo nella celebrazione eucaristica dove ha avvertito pensieri e sentimenti che poi si sono impresse nella memoria e che ci ha trascritto.

            E tutto questo senza alcuna presunzione di poter fare la volontà di Dio senza il suo aiuto e senza riconoscere che la vera umiltà sta nel riconoscere che solo lui ci salva dal nostro peccato: “e non ti dimenticare di me povera peccatora