"riuniamoci insieme per vivere una vita raccolta e fare del bene"

Le Minime e la Povertà

Il giorno della nostra Professione Religiosa, dinnanzi a Dio ed alla Chiesa, abbiamo fatto voto di povertà. Gesù, Signore e Sposo, ci ha amato, ci ha scelto, ci ha proposto di seguirlo come minime sulla strada della povertà e del servizio, fino al dono della vita. Santa Clelia, nostra Fondatrice e Madre, e le sorelle del primo Ritiro ci danno l’esempio e ci precedono sulla via della povertà evangelica.

Povertà e lavoro

Nel Ritiro le prime Figlie del’’Addolorata incominciano una vita di privazioni e di stenti, il lavoro indefesso del giorno e in parte della notte procura loro il necessario sostentamento, dicono le Antiche Memorie. Da tutte è condivisa la responsabilità e la fatica di guadagnare il pane quotidiano. In casa cuciono, filano, tessono la canapa, prendono le bambine alle quali insegnano a lavorare accettando le libere offerte delle mamme in denaro e più spesso in generi, quali per esempio due uova o un cartoccio di farina. Al tempo della mietitura vanno a spigolare nei campi.

Abbiamo il dovere di guadagnarci da vivere con il lavoro delle nostre mani e di obbedire alla legge, severa certo, ma redentrice, della fatica umana (Paolo VI) come tutti gli uomini. Anche il voto di povertà e l’esempio di Madre Clelia e della comunità di fondazione ce lo chiedono con forza. Siamo chiamate a svolgere il nostro lavoro con serietà ed impegno, accoglierne serenamente la durezza e la fatica, viverlo con amore per la comunità, per la famiglia religiosa e per le sue necessità, accettarlo come gioiosa penitenza, in comunione con la fatica di tanti fratelli e sorelle nel mondo che vivono situazioni pesanti e disagiate.

Povertà e fecondità

Nel Ritiro le prime sorelle mancano di tutto, soffrono il freddo e la fame, lavorano molto e riposano poco … Eppure Orsola dice che, benché si trovino in tanta miseria, la loro vita è così bella che tutte, e specialmente Clelia, sentono il vivo desiderio di aumentare il numero delle sorelle per poter amare e servire sempre più Iddio e crescere il buon esempio per il prossimo. Dopo unanime consenso, accettano tre giovanette. Aumentando di numero, aumenta la penuria, precisa Orsola, ma Clelia, con volto sereno, fa coraggio ed esorta tutte a confidare sempre più nel Signore, assicurando che ben presto le avrebbe aiutate. Lei vivente sono arrivate al numero di sette.

Grazie a Dio, noi non manchiamo di nulla. Il voto di povertà però ci impegna ad una vera sobrietà di vita. Non possiamo chiedere, e tanto meno esigere, di avere sempre tutto ed il meglio di tutto nel cibo, nel vestito, nei mezzi di comunicazione, nelle cure, nella ricreazione, nel riposo, ecc. Il desiderio o la pretesa di tutte queste cose spegne la tensione verso il fine del nostro vivere insieme che è amare e servire sempre più Iddio ed il nostro prossimo. Allora la vita non è più “bella” e la comunità non è più “grembo fecondo” di vita e di santità, come il primo Ritiro.

Povertà e Provvidenza

Clelia, nata e vissuta in una famiglia povera, non si vergogna della povertà, anzi si può dire che l’ama; non si angustia e rimane serena e fiduciosa nell’aiuto di Dio. È modesta e umile, distaccata dai beni della terra, non ha di sé alcuna stima e vive sempre come dinnanzi a Dio, dicono di lei i contemporanei.  Nel Ritiro Madre Clelia e le compagne vivono in grandi ristrettezze, spesso mancano del necessario ma mai di fiducia nella Provvidenza, si accontentano di quello che hanno. “State tranquille perché il Signore, quando è ora, provvederà” ripete Clelia e sempre dà alle sorelle la certezza che la Provvidenza non sarebbe mancata. 

Il voto di povertà chiede di essere vissuto in profondità. Si esprime nel distacco dai beni della terra, nella mitezza e nell’umiltà del cuore, nella spogliazione dall’orgoglio, dalla presunzione, dalla ricerca di consenso, dalla volontà di decidere e di avere in mano la propria vita che è ben più sicura se consegnata nelle mani del Padre ed affidata alla sua Provvidenza! La luminosa certezza che  Lui è il sommo bene e che ci ama teneramente, fa sgorgare in noi il bisogno e la gioia di vivere in povertà, di dipendere da Lui in tutto, come sue minime figlie e di abitare il suo cuore di Padre in uno con Gesù!

Povertà e solidarietà fraterna

 Le ragazze del Ritiro aiutano tutti, sono per tutti un segno di grazia e di benedizione. Tutti si fanno un dovere e un onore di fare qualche cosa per loro, come possono, con quello che possono. Orsola ci dà una notizia confermata da vari testimoni: “Madre Clelia vive dell’elemosina che le viene ogni giorno dalla canonica, non potendo noi procurarle i cibi necessari per la sua malferma salute. Io non l’ho mai sentita chiedere alcun cibo né lamentarsi di quello che le hanno dato”. Sappiamo da altri che si tratta di un pentolino di minestra che Don Gaetano quotidianamente le fa pervenire. Quando la malattia si presenta in tutta la sua gravità, le amiche e tutte le famiglie delle Budrie si organizzano a turno per procurarle ogni giorno un poco di carne o il meglio che hanno e che possono, pur di salvarla. Povera tra i poveri, madre ma anche figlia e sorella di tutti i budriesi, a tutti ha donato e da tutti ha ricevuto amore e pane.

Proprio perché figlie del Padre siamo veramente e profondamente sorelle tra noi. Ma una vera fraternità non ci viene spontanea, non si improvvisa…richiede un vero cammino di conversione, di spogliazione, di liberazione interiore dal bisogno che abbiamo di mettere noi stesse al centro di tutto, di possedere l'altro, dalla paura di donarci e di sacrificarci per le sorelle. La nostra Professione ci chiede di essere povere per potere costruire e non solo “consumare” la comunità, per essere capaci di ricevere e di donare, di aiutare e di essere aiutate, di sostituire e di essere sostituite, di condividere in casa e fuori, in fraterna solidarietà con tutti, amore e pane.

Povertà e sequela di Cristo

La grande pace, la beatitudine della povertà che zampilla vivace dal Ritiro è dono dello Spirito Santo che nel cuore di Clelia e delle sue compagne alimenta l’amore a Gesù, la memoria delle sue parole e del suo esempio. Madre Clelia si compiace della sua condizione di povertà e l’accetta con gioia perché così può assomigliare di più a Gesù, non si angustia per la mancanza del necessario, confida nella Provvidenza ed è solita ripetere: “E’ meglio essere poveri che ricchi perché così si mette in pratica ciò che Gesù ha detto e insegnato”. “Siamo povere ma così siamo più vicine a Dio ”.

Non sapremo mai misurare la grande grazia di essere state elette dal Padre, fin dalla fondazione del mondo,  per essere sante al suo cospetto e spose radiose del suo Figlio Amato. Gesù, per incontrarci, per salvarci, per amarci, da ricco che era, si è fatto povero, ha annientato se stesso, si è umiliato fino alla morte ed alla morte di Croce con infinito amore. Poi ci ha chiamate alla sua sequela, povere come Lui Povero,  serve come Lui Servo, crocifisse come Lui Crocifisso, in attesa della nostra pasqua in Lui. Dove sono rivolti i nostri cuori? Verso di Lui?  Verso i beni e i piaceri della terra?

Povertà e preghiera

Solo la Grazia che viene dall’alto trasfigura una situazione di miseria e di stenti nella gioia dei poveri a cui appartiene il Regno dei Cieli ed il Ritiro della Divina Provvidenza ne diventa un segno ed un’ anticipazione. “Ricordo di avere visto la Clelia una vigilia di Natale inginocchiata per terra davanti al Santissimo Sacramento in orazione” (Suor Carmela Donati). Nel silenzio della chiesa che attende il Natale commuove quell’orazione profonda, in ginocchio per terra, dinanzi al Santissimo. Orazione che, giorno dopo giorno, diventa amore e imitazione di Gesù povero e fa del Ritiro delle Budrie una nuova piccola Betlemme

Gesù esulta nello Spirito Santo e rende lode al Padre perché nasconde i misteri del Regno ai sapienti e ai dotti e li rivela ai piccoli, ai poveri. Lui stesso proclama beati i poveri in spirito perché di essi è il Regno dei cieli. Gesù si consegna ai poveri e se la intende con loro.  Sicuramente le tante tecniche e scuole di preghiera sono molto utili ma la porta d’accesso all’incontro con Lui è la povertà. La povertà del nostro male, del nostro peccato riconosciuto e consegnato a lui, la povertà e la fragilità della nostra misera vita, la povertà realmente scelta e amata nella nostra vita quotidiana, l’abitare l’ultimo posto quaggiù, serene, in ginocchio ai suoi piedi, lavandoli con le nostre lacrime e profumandoli con il nostro povero amore per lui e per tutti quelli che Lui ama. Così saremo beate, perché sarà nostro il regno dei cieli!