"riuniamoci insieme per vivere una vita raccolta e fare del bene"

Giovedì Santo: la lavanda dei piedi

A 150 anni di distanza,

ricordiamo con stupore e gratitudine

quando Madre Clelia, il giovedì santo

ha lavato i piedi a dodici ragazze.

Questo gesto è oggi è per noi:

vangelo vivo,

evento di grazia,

grembo di vita.

Per opera dello Spirito Santo

e per sua intercessione,

ci sia dato di lasciarci lavare e piedi

e di abitare in ginocchio dinnanzi a fratelli e sorelle

per servire, perdonare, amare

sempre e con gioia

LACRIME E AMORE

  • Il Vangelo

… li bagna di lacrime, li asciuga con i suoi capelli, li profuma …

36Uno dei farisei invitò Gesù a mangiare da lui. Egli entrò nella casa del fariseo e si mise a tavola. 37Ed ecco, una donna, una peccatrice di quella città, saputo che si trovava nella casa del fariseo, portò un vaso di profumo; 38stando dietro, presso i piedi di lui, piangendo, cominciò a bagnarli di lacrime, poi li asciugava con i suoi capelli, li baciava e li cospargeva di profumo … 48Poi Gesù le disse: «I tuoi peccati sono perdonati». 49Allora i commensali cominciarono a dire tra sé: «Chi è costui che perdona anche i peccati?». 50Ma egli disse alla donna: «La tua fede ti ha salvata; va’ in pace!».  (Luca 7,36-50)

C’è un banchetto nella casa di Simone il fariseo, Gesù è tra gli invitati. La porta è aperta ed avviene un fatto scandaloso, sconcertante, sconveniente. Entra una peccatrice della città, una prostituta ben nota. L’attenzione di tutti si concentra su di lei. Con umiltà e audacia la donna si ferma ai piedi di Gesù. Il suo amore per Lui irrompe in pianto, una pioggia di lacrime sui suoi piedi che poi asciuga con i suoi capelli, copre di baci e riveste di profumo. È un pianto d’amore, avvolto di sentimenti di venerazione e rispetto, di indegnità e gratitudine, di grazia e non di debito. È il pianto dolcissimo di chi finalmente trova la propria verità in Colui che ama perché da lui è amata.

Gesù la lascia fare, approva quanto fa, percepisce che l’amore di questa donna è risposta all’amore che lui per primo le ha rivelato e le dona il perdono: Ti sono perdonati i tuoi molti peccati perché hai molto amato! E l’uomo Gesù le perdona i peccati perché Lui è realmente il Figlio di Dio, la Misericordia del Padre e colui che rivela il suo volto d’Amore.

Accettare l’amore di Dio in Gesù e traboccare di questo amore verso di Lui.

Lasciarsi amare ed amarlo è la vera fede che salva.

Con questa fede la donna ora cammina verso la pace, verso la pienezza della luce del volto di Dio.

  • Madre Clelia

Nel frammento della sua vita terrena Clelia ha sperimentato giorni molto difficili. Si è trovata a lottare tra luce e tenebre, angoscia e lacrime, miseria e misericordia, amore e morte, un tempo di purificazione profonda operata in lei dallo Spirito Santo.

Dopo aver maturato la decisione di dare vita con le compagne ad una santa unione:La giovane Barbieri Clelia viene colta da malattia di petto e di cuore che in breve tempo la riduce in pericolo di vita. In quel momento è travagliata da gravissime desolazioni di spirito che la gettano in una profonda costernazione”, narrano le Antiche Memorie.

In questo momento decisivo della sua vita accade qualche cosa di oscuro e di terribile. Dio, dopo aver fatto brillare la sua luce e pregustare la sua intimità, dopo averla chiamata per una nuova missione nella chiesa, pare venirle contro come un nemico per immergerla in una notte oscura: contraddizioni, confusione, umiliazione, angoscia sommergono l’anima sua.

Questa situazione difficile non è sfuggita ai contemporanei che parlano di tanta tristezza in lei, dell’angustia e del timore di avere sbagliato tutto, di essersi ingannata, di aver ingannato il padre spirituale e le compagne. Dicono di averla vista con i loro occhi piangere davanti al tabernacolo, Orsola di averla vista in lacrime anche in casa e in camera sua.

A questo punto la salute, da sempre delicata, crolla sotto il peso della prova e la tubercolosi polmonare dà a quel giovane corpo il primo assalto. In pieno inverno, agli inizi del 1867, Clelia è costretta al letto in un aggravarsi costante della malattia fino ad arrivare alla fine. Mamma Giacinta piange, trepida l’intero paese, don Gaetano decide di amministrarle l’Olio Santo.

Clelia è ormai gravissima e la campana delle Budrie ne suona l’agonia. Tanta gente sente e prega nelle case e nei campi, perché tutti lo sanno e pensano ormai di perderla. Don Gaetano si accinge a celebrare il sacramento dell’ Estrema Unzione. Poi improvvisamente avviene un fatto nuovo che Anna puntualmente registra: “Ad un tratto Clelia, ritornando in se stessa dall’assopimento in cui era caduta, guarda in volto la madre che piange e le dice: - Non piangere mamma perché non muoio, il Signore vuole qualche cos’altro da me- ed in poche ore è fuori pericolo”.

Confermano le Antiche Memorie: “Assicura i suoi che in quella malattia non sarebbe morta e che sarebbe vissuta finché non avesse appagato il desiderio che ha per sé e per le compagne di trovarsi in santa unione per fare vita monastica come meglio possono”. 

Dopo una durissima prova spirituale e fisica che l’ha prostrata e condotta alle soglie della morte ritorna la vita, ritorna una lacrima di salute ed un grappolo di giorni per compiere un preciso piano di Dio. A Clelia ora tutto è riconsegnato ma come dono dall’Alto affinché si compia un progetto che non le appartiene più, che è solo di Dio e di cui lei rimane povera ed umile serva.

“Và in pace, la tua fede ti ha salvata ! ed inizia ora un cammino di luce!

PROFUMO E DONO

  • Il Vangelo

tutta la casa si riempì dell’aroma di quel profumo …

1Sei giorni prima della Pasqua, Gesù venne a Betània, dove si trovava Lazzaro, che egli aveva risuscitato dai morti. 2E qui fecero per lui una cena: Marta serviva e Lazzaro era uno dei commensali. 3Maria allora prese trecento grammi di profumo di puro nardo, assai prezioso, ne cosparse i piedi di Gesù, poi li asciugò con i suoi capelli, e tutta la casa si riempì dell’aroma di quel profumo. (Giovanni 12,1-8)

Mancano sei giorni alla Pasqua. Gesù giunge a Betania in casa di Marta, Maria e Lazzaro per un banchetto di festa, un canto alla vita. Lazzaro, il suo amico, vivo oltre la sua stessa morte, siede a mensa accanto a lui. Marta serve a tavola mentre Maria cerca quello che ha di più prezioso in casa, un vaso di profumo, di nardo puro. Corre ai piedi di Gesù, spezza il vaso, versa tutto il profumo sui piedi del Signore e poi li asciuga con i suoi capelli.

Lavare i piedi è segno di tenerezza e di amore tra sposa e sposo. Maria lava i piedi del suo Signore con profumo di gioia e di vita e lo consacra Messia e Signore. Con lei finalmente l’Amore è amato e vive, lo Sposo è accolto e dimora tra noi mentre il suo profumo riempie la casa.

Sciogliere i capelli è seduzione e intimità. Maria con i suoi capelli asciuga i piedi di Gesù così che i piedi dello Sposo e il capo della sposa si impregnano dello stesso profumo. “Un Re è stato preso dalle tue trecce” (Cantico 7,6). “Tu mi hai rapito il cuore, sorella mia, sposa, tu mi hai rapito il cuore con un solo tuo sguardo. Quanto sono soavi le tue carezze, sorella, mia sposa. L’odore dei tuoi profumi sorpassa tutti gli aromi” (Cantico 4,9-10).

In quella casa, dove stanno gli amici che Gesù ama e dove Gesù è amato, è festa per il dono della vita, risuonano le  voci dello Sposo e della Sposa e si diffonde la fragranza del loro profumo.

Gesù percepisce quel gesto come un’intuizione d’amore. Maria unge il suo corpo per la sepoltura mentre è ancora vivo perché lei ama il Vivente e quanto compie diviene annuncio di risurrezione, risposta d’amore ad un Amore che le dona la vita e la fa nascere come Sposa.

  • Madre Clelia

Antiche Memorie: “Dopo sei mesi di continue lotte le quattro giovanette liete e contente ottengono il bramato intento. Ringraziato di cuore il Signore che hanno costantemente pregato, entrano nella povera casa tutte fidenti in Dio sotto la direzione di Clelia Barbieri che tosto vogliono riconoscere per loro superiora e questo è il primo maggio dell’anno 1868, in giorno di venerdì”.

Data precisa, espressa in modo solenne, data molto importante che non è solo l’ingresso di quattro giovani nella casa del Signore ma il primo giorno di vita di una nuova santa unione lungamente pensata, preparata, desiderata, sofferta e che vede ora la luce della storia.

Finalmente insieme per colmare il grande desiderio che abita il loro cuore: conoscere il mistero di Dio e fare esperienza del suo Amore.

Al mattino partecipano insieme alla Santa Messa, pregano a lungo poi varcano la soglia della casa del maestro che, da quel momento, diviene il Ritiro della Divina Provvidenza, sotto la protezione di Maria Addolorata e di San Francesco di Paola.

Clelia ha  21 anni, Teodora 25, Orsola, Violante ed Anna 19. Nessuna di loro ha dote o ricchezze da portare con sé. Hanno solo un piccolo corredo e la propria capacità lavorativa, come abilità nel tessere e nel cucire.

Come primo atto della loro vita comune: “riconoscono Clelia per superiora e le danno il titolo di Madre”. Riconoscono quanto ha già fatto il Signore. Esse sanno benissimo che la loro santa unione è generata dal suo dolore e dal suo amore, dalla sua vita e dalla sua morte. Una maternità tessuta nel cammino dei giorni dallo Spirito Santo e da loro sinceramente riconosciuta e amata.

Nulla è improvvisato, tutto è preparato e ordinato fin dal primo istante, nell’armonia di una vita semplice e povera, interamente consacrata a Dio, nel ritiro, nella preghiera, nel lavoro e in gioiosa penitenza.

Dalla certezza di essere amate come figlie sgorga la loro obbedienza, dalla certezza che Gesù è il sommo bene sgorga la gioia nella loro povertà, dall’esperienza del suo grande amore sgorga il desiderio di amare intensamente ogni fratello e sorella e questa è la castità. Il tutto vissuto insieme, semplicemente, nell’impegno di una reciproca carità, come chiede Gesù, affinché la loro vita sgorghi incessantemente dall’incontro con Lui e si apra gioiosamente in una missione di servizio e di amore verso i fratelli.

Clelia, Teodora, Orsola Violante: quattro giovani vite, vasi di profumo prezioso, che diventano dono d’amore per Gesù e per i fratelli, il povero Ritiro della Divina Provvidenza diviene la casa dove risuonano le voci gioiose dello Sposo e della Sposa e nel mondo si diffonde la fragranza del loro profumo.

SERVIZIO D’AMORE

  • Il Vangelo

… Io, Il Signore e il Maestro, ho lavato i piedi a voi …

1Prima della festa di Pasqua Gesù, sapendo che era venuta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò fino alla fine. 2Durante la cena, quando il diavolo aveva già messo in cuore a Giuda, figlio di Simone Iscariota, di tradirlo, 3Gesù, sapendo che il Padre gli aveva dato tutto nelle mani e che era venuto da Dio e a Dio ritornava, 4si alzò da tavola, depose le vesti, prese un asciugamano e se lo cinse attorno alla vita. 5Poi versò dell’acqua nel catino e cominciò a lavare i piedi dei discepoli e ad asciugarli con l’asciugamano di cui si era cinto. 6Venne dunque da Simon Pietro e questi gli disse: «Signore, tu lavi i piedi a me?». 7Rispose Gesù: «Quello che io faccio, tu ora non lo capisci; lo capirai dopo». 8Gli disse Pietro: «Tu non mi laverai i piedi in eterno!». Gli rispose Gesù: «Se non ti laverò, non avrai parte con me». 9Gli disse Simon Pietro: «Signore, non solo i miei piedi, ma anche le mani e il capo!». … 12Quando ebbe lavato loro i piedi, riprese le sue vesti, sedette di nuovo e disse loro: «Capite quello che ho fatto per voi? 13Voi mi chiamate il Maestro e il Signore, e dite bene, perché lo sono. 14Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i piedi a voi, anche voi dovete lavare i piedi gli uni agli altri. (Giovanni 13,1-13)

Gesù è il Salvatore del mondo. I “suoi” che egli ama sono tutti gli uomini suoi fratelli. La sua Pasqua è l’ora in cui realizza il sommo amore ed appare in terra la sua Gloria. Dio è amore e questo amore sulla Croce si esprime fino al compimento, abbracciando ogni lontananza. Al di là di questo Amore non c’è altro amore, il suo fine è senza fine, il suo limite va oltre ogni limite.

Sapendo che è giunta la sua ora, sapendo che il Padre gli ha dato tutto nelle mani, Gesù prende nelle mani i nostri piedi. I piedi rappresentano il cammino di ciascuno di noi che siamo andati lontano da Dio; questi piedi li prende nelle sue mani, che sono le stesse del Padre e dalle quali nessuno ci può rapire, poi comincia a lavarli con l’acqua versata in un catino.

Lavare i piedi è gesto di ospitalità e accoglienza proprio dello schiavo, gesto di intimità riservato alla sposa verso il suo sposo, gesto di riverenza del figlio verso il padre. Questa ospitalità e accoglienza, intimità e riverenza sono le caratteristiche di Gesù che, lavando i nostri piedi, rivela che il Signore non è un padrone ma un Servo e ci fa comprendere la qualità più profonda del suo amore: l’umiltà di essere a nostro servizio con una tenerezza senza fine.

Pietro dapprima reagisce perché non capisce, pensa che il Signore debba stare sopra a tutti, non sotto a tutti per servire, ma solo se entriamo nei suoi pensieri, se accettiamo che ci lavi i piedi, Lui ci può donare la capacità di amarlo come ci ha amati e di avere parte alla sua vita di Figlio!

Nel servizio vicendevole noi abbiamo parte con Lui, entriamo nella Trinità, partecipiamo alla vita stessa di Dio che è amore donato fino alla fine e possiamo amare come siamo stati amati.

Gesù, lavando i piedi, fonda così una comunità nuova dove, invece del dominio uno sull’altro, regna il servizio reciproco e fraterno, dove l’amore è il comandamento nuovo, la parola che illumina i passi e la luce radiosa sul cammino dei suoi discepoli.

  • Madre Clelia

Anche se i paesani non conoscono l’organizzazione interna, a tutti è chiaro il ruolo autorevole e materno di Clelia tra le Figlie dell’Addolorata, nel loro Ritiro.

Tutti i contemporanei paragonano Clelia nel Ritiro alle buone madri di famiglia di cui hanno esperienza nelle loro case. Emerge silenziosamente la figura di Giacinta, il tesoro di mamma che il Signore le ha donato, prima grande educatrice ed ispiratrice della sua maternità.

“Nel Ritiro non ci sono beni da amministrare perché vivono di lavoro e di ciò che manda la Provvidenza. I frutti del governo spirituale di Madre Clelia e dell’autorità materna che essa esercita sulle sue compagne si sono visti già fin dai pochi anni in cui essa è vissuta. Le compagne riconoscono, dopo Dio, che tutto il loro bene viene dall’opera santa della loro Madre!” dice Anna.

Radunate in santa unione, nel Ritiro della Divina Provvidenza, Orsola, Teodora, Violante, Anna Forni, Annunziata e Carolina accolgono e riconoscono la maternità di Clelia e comprendono che tutto il loro bene viene da Dio attraverso di lei. Famiglia santa, chiesa domestica che incessantemente nasce dal cuore trafitto di Gesù sulla Croce, in un rapporto di maternità e figliolanza che è opera di Spirito Santo: “Gesù allora, vedendo la madre e accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: “Donna, ecco tuo figlio”. Poi disse al discepolo: “Ecco tua madre”. E da quell’ora il discepolo l’accolse con sé” (Gv 19,26-27).

Maternità vissuta nell’amore e nell’umile servizio, fino alla fine.

Carolina vive nel Ritiro e dice che, benché superiora, Madre Clelia si considera uguale a loro, in casa regna la massima armonia, inoltre lei le avvisa e vuole essere avvisata dei difetti, dimostrando molta umiltà e vuole che tra loro le sorelle usino lo stesso sistema. Altri ripetono unanimi che, pur sapendo tenere il suo posto di superiora, è modestissima, in tutto dimostra la sua umiltà, non cerca mai di mettersi sopra gli altri, cercare di nascondere, per quanto può, i doni straordinari ricevuti da Dio,  chiede facilmente il parere e il consiglio agli altri ed alle sue compagne e, quando deve consigliarle ed indirizzarle,  lo fa sempre con mitezza e umiltà.

Con una funzione o cerimonia, come la chiamano le presenti, Madre Clelia svela il segreto del suo umile servire.  È il 25  marzo 1869, giovedì santo, la comunità cristiana è tutta orientata a Gesù Eucaristia ed il Ritiro è particolarmente animato.

Carolina: “Ricordo chiaramente una funzione fatta dalla Clelia un giovedì santo. Mi ordina di cercare dodici ragazze grandi di sedici o diciassette anni, le fa sedere e postasi alla cintura un grembiule, lava loro i piedi; quindi si siede con loro ad una specie di cena, fatta di radicchi e di una bevanda amara fatta con erbe bollite che somministra in bicchieri a forma di calice. Poi, inginocchiatasi sopra una sedia fra due armadi, parla per quasi mezz’ora della cerimonia compiuta esortando le presenti ad una grande devozione alla Passione del Signore. Poi siamo andate insieme in chiesa a recitare le preghiere. La cerimonia compiuta dalla Clelia ha lasciato nelle astanti una grande commozione”.

Trasparenza del Vangelo, liturgia domestica tra le mura benedette del Ritiro dove Madre Clelia fa semplicemente quello che ha detto Gesù: “Voi mi chiamate Maestro e Signore e dite bene perché lo sono. Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i vostri piedi, anche voi dovete lavarvi i piedi gli uni gli altri. Vi ho dato l’esempio, perché come ho fatto io facciate anche voi” (Gv 13,13-15).

Gesù cammina davanti e Madre Clelia lo segue, minima sorella, sulla via stretta dell’umile servizio, fino al dono della vita.

Madre Clelia cammina davanti e le sue minime Figlie sono chiamate a seguirla, sulla via stretta dell’umile servizio, fino al dono della vita.

Lo Spirito e la Sposa dicono:

Vieni Signore Gesù !

(cfr Apocalisse 22,17)